Ogni volta vederti partire
è vuoto sofferto.
Anima senza corpo
mi aggiro stupito
dal silenzio,
dagli spazi mai visti
dalle mie stanze
che hai illuminato
ed ora ridotte a deserto.

Entro in te
e sono come spina di corrente.
Tu sei la presa che mi accoglie
mi scarichi energia.
Stare in te non è solo corpo
e passione e piacere,
è guardarti negli occhi
con i miei che non possono mentire,
fare dei corpi punta emergente
nel quotidiano costruir nostri domani.

Introduzione Michelangelo Camilliti

Una notte di anni fa, a Milano, forse dopo una presentazione ... non ricordo bene, penso a cena.
In tanti.
Ad un certo punto io dissi serissimo del mio amore per Rimbaud, che la poesia è questa ... la vera poesia ... oltrepassare tutto e andare da lei.
Il suo nulla.
Dissi, pensai questo: anche Giampiero la pensa come me.
Sente come me la Poesia.
Cercavamo Parole Capaci.
La scrive, la Poesia, con il corpo oltre che con la penna, pensai, e permette agli altri di vederlo questo sul suo spirito, sul suo corpo. In realtà in quel primo libro si cercavano le parole per descrivere lo stupore delicato di un amore.
In realtà le cose stanno così: che lo stare nella poesia - ferocemente come fai tu - comporta gravissime conseguenze.
Per dirla alla maniera dei critici di mestiere, si cammina tra i campi e non sulle strade
riconosciute che portano a portoni accoglienti. Anzi.
Ma questo, credimi, non per pignoleria, per me è importantissimo.
Allora si scopre l'uomo che fin da adolescente affronta le più disparate esperienze di lavoro: con dignità e si laurea in lettere moderne.
Il primo libro - forse per me in qualità di editore - il più importante, aveva l'urgenza - queste le letterali parole - di mettere in evidenza, in luce direi, quello che realmente sei Giampiero.
Mi ha aiutato Rimbaud appunto ... il camminare tra i campi. E ho visto oltre la scrittura: l'uomo capace di meravigliarsi, di cogliere le piccole cose, farle sue e crescerle con cura. Gli affetti, la cura dei poveri poeti.
In Cinque bisacce del 2005, quest'uomo lungo il cammino si ferma, fruga nella sua bisaccia e trova, ritrova anzi, in quel prezioso fardello le impressioni vive, raccolte, nel tempo conservate, alla rinfusa.
Ne ricompone i frammenti e seriamente li accoglie, aprendo la porta del suo cuore.
Questo è il punto: Giampiero non ha velleità di scrittore, di Poeta.
E' un uomo inquieto. Non ha fretta di pubblicare. Semmai urgenza nel dire ... Non deve fare nessuna carriera. Come spesso mi confida deve lavorare dentro di se. Nella poesia che scrive, con umiltà e rigore. A volte con austera partecipazione.
Questo è il punto. In lui c'è una coerenza interiore. Traspare nei suoi modi garbati.
Mi ha sempre trattato come il suo editore. Con rispetto e gratitudine.
Altri (che davvero hanno avuto molto da Lieto Colle) non hanno avuto questo atteggiamento.
Non reggono l'ombra di Gelmi. Non hanno quello che lui ha conquistato - si, conquistato - con la poesia.
L'istintività calda, la passione manifesta che seduce.
Oggi come oggi potrei dire: Giampiero è talmente appartato e discreto che non capisca perché faccia il Poeta.
Mi sembra una persona non affamata di gloria, non arrivista.
Ma, vedete, quando leggere l'epigrafe interna al libro che presentiamo stasera "(Dopo motto dite" e leggerete la frase di Sant Agostino "La misura dell'amore è amare senza misura " capirete il libro, il cuore vivo - pulsante - di questa scrittura che viaggia come un messaggio in bottiglia e capirete l'uomo e l'autore.
E, mannaggia, i maledetti campi, capirete anche me che prima di fare l'editore ha fatto il poeta, tracciando anche io disegni nell'aria.
Se questo fai, caro Giampiero, la terra del cuore, è terra di conquiste, e tu sei un valoroso, genuino guerriero.
Queste persone stasera sono qui perché le hai conquistate.
Io con loro, grazie.

"Corriere Mercantile" 26 luglio 2007

"Repubblica Genova" 26 luglio 2007

"il Secolo XIX" 26 luglio 2007