Raro.
A volte l’incanto ti coglie
mentre cerchi altre cose
ed osservi la vita.

L’eremita

«Perché siete saliti fin quassù se ciò che vi serve per vivere è già dentro di voi? ».
«Avevamo bisogno di scalare la montagna insieme, per provare di potercela fare» disse lui; e lei: «Io non credevo che ce l'avrei fatta, ma lui mi ha atteso, mi ha incoraggiato, mi ha ridato forza quando pensavo di non averne più».
Ci fu una pausa e poi lui riprese: «Noi non siamo...noi abbiamo...», ma il vecchio interruppe le sue difficoltà: «lo so, e allora? Credete che questa sia l'ultima montagna? Tante ne troverete sulla vostra strada, ma voi avete trovato il passo, il modo» e poi rivolto a lei: «Tu avrai lo zaino più pesante» e a lui: «Tu dovrai tracciare la via...» abbassò lo sguardo il vecchio, i suoi occhi erano rossi come la brace, la barba bianca come la neve, nel solco profondo della guancia scivolò una lacrima, perché la vita nella valle doveva essere così difficile, perché la sofferenza doveva accompagnare questi due innamorati?
Pianse in silenzio, per qualche minuto e le lacrime caddero nella brace trasformandosi in nuvolette bianche, un profumo di vita e d'amore pervase la capanna.

I due si alzarono e nell'uscire lei si girò titubante, i suoi occhi azzurri fissarono quelli del vecchio: «a me non chiedi un dono?» e sorrise dischiudendo appena le morbide labbra. Quel sorriso, i suoi occhi diedero al vecchio il calore per tutto l'inverno.


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Le storie che scrivo non le ho vissute e nemmeno me le ha raccontate qualcuno.
Sono dentro di me, da sempre.
Sono come archiviate, ordinatamente; occupano poco spazio e sembra impossibile "tirarle fuori", ascoltarle.
È come nei juke-box degli anni 60 dove, attraverso il vetro bombato, si vedevano i dischi 45 giri in file ordinate e si sceglieva cosa ascoltare, schiacciando due tasti: uno numerico e uno alfabetico, dopo naturalmente aver inserito una moneta da 50 lire.
Quando si schiacciavano quei tasti, che andavano premuti con energia, si sentiva un "clack" (il sistema era meccanico, non certo digitale) e a quel punto si vedeva muovere un braccio snodato con in cima una pinza che, scorrendo su un binario, si fermava proprio davanti al disco prescelto -non sbagliava mai -e, afferratelo, lo estraeva e lo depositava sul piatto girevole, dove veniva raggiunto e solcato dalla testina del giradischi.
Quante monete ho messo in quei juke-box da bambino, non per sentire le canzoni, ma perché restavo incantato a guardare quel meccanismo che oggigiorno, nell'era del digitale, appare banale ed antiquato.
Ecco, le mie storie sono come quei dischi a 45 giri e la mia anima come il juke-box.
Ogni tanto qualcuno arriva, pigia i tasti giusti e... sento quel "clack". Il mio braccio, con in cima una penna al posto della pinza, afferra una storia e comincia a scrivere.

G.G.

Nota alla lettura di Laura Sarno

Un uomo lungo il cammino si ferma, fruga nella sua bisaccia e ritrova, in quel prezioso fardello, le impressioni vive raccolte nel tempo e conservate alla rinfusa, ne ricompone i frammenti... e, seriamente giocando, racconta...

Il libro nasce uscendo dalla tradizione letteraria accademica: si stende in una narrazione che ha natura orale. Forse, per caso, per miracolo, si posa su questi fogli, si concretizza dentro l'inchiostro, si diffonde tramite un editore. E qui sta la grande scommessa in cui crediamo: che la solita relazione tra l'occhio e la carta si trasformi in ascolto, che le orecchie del lettore sentano improvvisamente la voce dell'autore, di lui o della sua stessa ombra, come se gli parlasse accanto al fuoco. Un ritorno alle veglie di una volta, al mistero raccontato di bocca in bocca. La scrittura di Gelmi volutamente frana, si sgrammatica, assume la ripetizione, manifesta immediatamente la sua vena terragna, il calore colloquiale del dire.

Una raccolta di cinque racconti. Una passione per la scrittura ma, prima di tutto, una passione per le emozioni. Il ritmo di questo scrivere accompagna il lettore in uno spazio ampio da esplorare, parola dopo parola, come passeggiando, dentro e fuori: aria intorno, partecipi nell'architettura della natura.
A volte, passo dopo passo, dentro un viale di colonne apparentemente tutte uguali, come il trascorrere di giorni. Attraversando lentamente una prospettiva di luce, ritmata dai corpi, dalle ombre, da ogni sostanza, da ogni sorgente reale o sognata... Siamo ancora capaci di guardare e di guardarci l'un l'altro, passeggiando negli spazi conosciuti e sconosciuti con l'amore necessario per cogliere dei segnali 7 Dei gesti, dei silenzi, degli sguardi, dei respiri?
Entreremo in questa narrazione provando le emozioni dei personaggi, scoprendo le nostre, sentiremo la stessa loro "ossessione", il decadimento di un affresco, i pensieri di un animale, la crescita di un acino d'uva nella vigna. Leggeremo il bene e il male come se le cose avessero il potere di rivelarli. Le cose ci offriranno degli indizi. Impareremo un insegnamento: non lasciamoci sfuggire i segnali che quotidianamente si palesano e che ci possono aiutare a "rivelare" il percorso del nostro destino.

"La Cronaca" 19 novembre 2005

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"Libertà" 28 novembre 2006 "Libertà" 5 maggio 2007